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Roma, 24 Marzo 2020 - Alcune Direzioni penitenziarie non intendevano riconoscere, per ogni disabile, l'estensione dei 12 giorni, svolgendo un'interpretazione erronea della norma. Un caso si è verificato presso il penitenziario di Messina che ha richiesto l'intervento del SIPPE. Oggi - potremmo dire profeticamente - arriva la circolare del Ministero del Lavoro che conferma la nostra posizione.

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Il SIPPE, dopo i noti gravi fatti di rivolta, ha chiesto al Ministro Bonafede di incrementare le risorse del Fesi 2020, riconoscendo ai poliziotti penitenziari un emolumento autonomo.

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Venerdì, 20 Marzo 2020 00:00

Circolare Dap su “decreto Salva Italia”

Nella circolare anche le precisazioni del Dap circa l’estensione dei permessi 104 come da noi sollevate.

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E’ stato segnalato che diverse direzioni di istituti e servizi penitenziari starebbero erroneamente interpretando l’articolo 24 del decreto legge 17 marzo 2020 e di conseguenza, non starebbero concedendo gli ulteriori 12 giorni di permesso legge 104 da usare nei mesi di marzo ed aprile 2020. Lo dichiara, in una nota, il Presidente del SIPPE Alessandro De Pasquale che avendo ricevuto varie doglianze, ha immediatamente scritto una lettera al Direttore Generale del Personale e delle Risorse del DAP. Secondo De Pasquale – si legge nella nota - le direzioni non autorizzerebbero l’estensione dei 12 giorni di permesso 104 perché secondo una loro interpretazione non meglio identificata – afferma il leader del SIPPE - il diritto di cui all’articolo 24 sarebbe riconosciuto solo al personale sanitario e non anche al personale del comparto sicurezza. De Pasquale afferma che la norma in questione va interpretata in modo sistematico così da ricostruire la ratio legis, ovvero la finalità sociale della norma stessa che – ricorda - è diretta a garantire assistenza a disabili in situazione di gravità. L’erronea interpretazione di cui sopra – conclude il sindacalista - potrebbe quindi determinare una disparità di trattamento senza precedenti, con disabili di serie A e quelli di serie B, e la mancata autorizzazione danneggerebbe i diritti del disabile ed esporrebbe l’Amministrazione a potenziali azioni legali. De Pasquale chiede quindi l’intervento del Direttore Generale Parisi.

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Roma, 18 marzo 2020

“Stiamo lanciando anche attraverso i social un video con le immagini più agghiaccianti delle rivolte innescate da diversi detenuti nei giorni scorsi in diversi Penitenziari italiani. Lo facciamo con l’ hashtag #bonafededimettiti “ A dichiararlo è il Presidente del SIPPE Alessandro De Pasquale che afferma: “queste immagini decretano il fallimento del sistema penitenziario e di molte sue strutture che, dal punto di vista della sicurezza, sono apparse decisamente fragili”. Il SIPPE ha chiesto quindi le dimissioni del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, evidentemente incapace di investire sulla sicurezza, tentando ancora di minimizzare quanto accaduto nei giorni scorsi, senza spiegarci come sia stato possibile che dei detenuti siano potuti arrivare sulle strade, sui tetti e in ogni luogo del carcere, distribuendolo. La sicurezza, conclude De Pasquale, è la condizione necessaria per attuare il trattamento rieducativo del condannato e non il contrario. Auspico che il Governo, dopo questi fatti, metta mano alla riforma dell’ordinamento penitenziario e a quella della polizia penitenziaria, costituendo squadre Speciali di pronto intervento per ogni regione e pene severe per chi detiene o introduce cellulari nei reparti detentivi visto che la rivolta è stata anche ripresa dall’interno dai detenuti.

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8 Marzo 2020 - “Abbiamo scritto al Ministro perché le rivolte in atto, poste in essere in alcune carceri, tra cui Frosinone, Salerno, Modena, Poggioreale, devono far riflettere il Governo sulla necessità di riformare l’ordinamento penitenziario ma, soprattutto, la polizia penitenziaria, istituendo squadre antisommossa per ogni istituto e, soprattutto, eliminare la vigilanza dinamica e il regime aperto”.

A dichiararlo sono i massimi vertici del SIPPE (Sindacato Polizia Penitenziaria), Alessandro De Pasquale e Carmine Olanda. Le tante concessioni date ai detenuti negli anni - affermano i sindacalisti - non sembra abbiano prodotto l’effetto sperato, perché basta una giusta decisione del governo a tutela della salute di tutti, che fa comunque scatenare disordini che riteniamo strumentali. Siamo comunque preoccupati che questi disordini si allarghino a macchia d’olio.

La rieducazione del condannato non può avvenire se il Governo non investe sulla sicurezza delle carceri. Il Ministro della Giustizia dica al parlamento quanti condannati negli anni sono stati consegnati alla società civile “rieducati“. Il dato che potrebbe emergere farebbe venir fuori il fallimento del sistema penitenziario. Auspichiamo - concludono Olanda e De Pasquale - che il Governo mostri il pugno duro contro questi detenuti che hanno alzato la testa contro lo Stato.

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