Ecco i dati che il DAP ieri ha reso pubblici. Grazie al Sippe
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione ...
DE PASQUALE (SIPPE) : “ORA SUBITO ISTITUZIONE GRUPPO ...
Sancito a chiare lettere IL PRINCIPIO DELLE PARI ...
Roma, 14.04.2022: Ecco le sedi disponibili dopo il corso; al Sud

“Siamo contenti che tra Caino e Abele, Fratelli d'Italia non ha dubbi con chi stare ma la loro proposta di legge per introdurre il Garante Nazionale dei diritti del personale della Polizia Penitenziaria, non ci piace e sembra essere scritta da chi non conosce la complessa organizzazione delle forze di Polizia e quindi anche della polizia penitenziaria che, certamente non ha bisogno di un garante, mettendola allo stesso livello dei detenuti”. Lo dichiara Alessandro De Pasquale, Presidente del Sindacato Polizia Penitenziaria SIPPE. Non ci riteniamo “carcerati a vita", come ha erroneamente dichiarato alla stampa Andrea Delmastro deputato di FdI; per la tutela dei nostri diritti - afferma De Pasquale - ci sono i sindacati e la figura del garante sembra essere un goffo tentativo di offuscare il ruolo del sindacato, oltre ad essere un altro carrozzone di spesa, decisamente inutile per lo Stato e per i cittadini. Abbiamo scritto una lettera al Presidente di Fratelli D’Italia Giorgia Meloni, invitandola a ritirare la proposta di legge, chiedendole di confrontandosi con i sindacati e trovare insieme soluzioni diverse, davvero necessarie per la Polizia Penitenziaria, tra cui, la separazione gerarchica da personale civile, uno dei tanti problemi che sanciscono il fallimento del sistema penitenziario. Siamo stanchi di proposte utili per le campagne elettorali ma inutili per la polizia Penitenziaria. È necessario, in prima battuta, consegnare al personale di Polizia Penitenziaria la totale responsabilità della sicurezza del carcere che oggi è affidata ad un Direttore penitenziario che non indossa l’uniforme, non fa parte del comparto sicurezza.Conclude De Pasquale.

 

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Ecco il progetto formativo del prossimo corso per il ruolo dei sovrintendenti di polizia Penitenziaria.

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E’ previsto per il prossimo 10 luglio il tavolo di confronto voluto dal Capo del DAP Bernardo Petralia, relativo alla revisione del modello custodiale attualmente adottato nelle carceri italiane, a conclusione dei lavori sul nuovo modello di custodia che dovrebbero essere ultimati entro fine mese. “Un progetto sicuramente interessante ” dichiara Alessandro De Pasquale, Presidente del SIPPE, che in astratto potrebbe consentire di affrontare in maniera idonea molti eventi critici degli istituti penitenziari, tra cui le aggressioni al personale e l’introduzione di oggetti non consentiti. “I risultati fallimentari del sistema penitenziario - continua De Pasquale - ha reso inesistente la sicurezza del carcere che è invece il presupposto alla rieducazione del condannato e non il contrario”. “Manca quindi la sicurezza e l’attività trattamentale - incalza il leader del SIPPE - elementi tra loro certamente collegati e di stimolo per gli obiettivi fissati dalla Carta Costituzionale”. “Siamo pertanto ben lieti di accogliere tale nuova proposta che va trattata però con tutte le cautele del caso perché non è un risultato ma un punto di partenza su cui bisogna lavorare molto. La nostra disponibilità quindi deve viaggiare parallelamente ad un’attenta riflessione su quelli che sono i problemi dell’organico”. Conclude De Pasquale.

È stato sorprendentemente approvato un emendamento dell’opposizione al Decreto Rilancio per l’assunzione straordinaria di 650 agenti di Polizia Penitenziaria (488 uomini e 162 donne) previo scorrimento della graduatoria degli idonei del concorso pubblico a 754 posti, poi elevati a 938, bandito l’11 Febbraio 2019 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 18 del 5 Marzo 2019. Secondo Alessandro De Pasquale , Presidente Nazionale del SIPPE, si tratterebbero solo di poche unità che non andranno a coprire la carenza d’organico del corpo di Polizia Penitenziaria che necessita, invece, di almeno 4mila uomini in più”. “Non è lo scorrimento di graduatoria che volevano gli idonei - afferma il sindacalista - e che auspicava anche il SIPPE che, a gran voce, ha sempre chiesto l’esaurimento delle graduatorie degli ultimi tre anni”. “Infine - conclude - escludere da questo scorrimento gli idonei dell’aliquota A che per anni hanno servito lo Stato, appare un fatto ingiusto, considerato che molti di loro avevano anche raggiunto un punteggio alto”.

A Due agenti della Polizia Penitenziaria il 16 giugno scorso è stato notificato, dalla Procura di Frosinone, un atto di citazione a giudizio perché querelati da un detenuto che, secondo l’accusa, durante il viaggio di traduzione da Paliano a Roma e da Roma a Paliano, avrebbero particolarmente stretto le manette al recluso procurandogli delle lesioni guaribili in due giorni. I fatti risalgono a febbraio del 2019 e i due agenti malcapitati si dovranno presentare il 2 dicembre 2020 davanti al Giudice di Pace di Ferentino (FR) per rispondere dei reati di cui agli articoli 590 e 113 del c.p. Non si fa attendere la reazione di Carmine Olanda, Segretario Generale del SIPPE - Sindacato Polizia Penitenziaria che, basito, afferma: “questa vicenda è davvero incredibile; finire alle sbarre per delle manette presumibilmente strette e con una prognosi di due giorni è un fatto senza precedenti che non riusciamo a digerire. La polizia penitenziaria non può lavorare in queste condizioni, preoccupandosi giornalmente di accuse infamanti di soggetti evidentemente senza scrupoli che utilizzerebbero lo Stato per colpire lo Stato stesso”. “Siamo stanchi - continua Olanda- di essere accusati di torture, lesioni nei confronti dei detenuti. La polizia penitenziaria tutti i giorni salva vite umane, garantisce sicurezza sociale e non intende lavorare per pagare gli avvocati per difendersi da accuse che spesso si rivelerebbero fantasiose”. “Se un detenuto - conclude Olanda - denuncia per presunte manette strette, non posso immaginare quali sarebbero le accuse se lo Stato autorizzasse la Polizia Penitenziaria ad usare il Taser in carcere. Ecco perché chiediamo norme che tutelino il lavoro della Polizia Penitenziaria, prevedendo un reato specifico, con pene severe, per detenuti che aggrediscono gli agenti della Polizia Penitenziaria”.

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Il Giornale

La Repubblica

Frosinone Today

In relazione alle decine e decine di sommosse e rivolte carcerarie che si sono registrate negli ultimi mesi, il deputato di Fratelli d’Italia Andrea DELMASTRO DELLE VEDOVE, Presidente della Giunta per le Autorizzazioni della Camera, ha presentato oggi un’interrogazione scritta al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, chiedendogli se intenda istituire con proprio decreto, un’apposita “squadra antisommossa” per fronteggiare eventi critici rilevanti, come le rivolte, all’interno dei penitenziari. “L’interrogazione dell’onorevole Delmastro Delle Vedove - afferma Alessandro De Pasquale Presidente del SIPPE - nasce anche grazie alla nostra richiesta fatta ai vertici del Dap con la quale avevamo fortemente sollecitato l’istituzione di una squadra antisommossa della Polizia Penitenziaria, ben addestrata per fronteggiare con idoneo equipaggiamento, con metodo e non più in modo improvvisato, sommosse, tentativi di evasione di massa e comunque ogni evento critico rilevante che potesse pregiudicare la sicurezza del carcere”. Anche il partito della Meloni, attraverso l’interrogazione, sollecita l’istituzione di questa squadra speciale della Polizia Penitenziaria perché - si legge nel documento - nel corso delle diverse rivolte gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria hanno dovuto, pur sotto organico e con scarsa dotazione, fronteggiare, con rischio per l’incolumità personale, detenuti rivoltosi armati di spranghe, coltelli e olio bollente e ad oggi non è ancora noto quali procedimenti siano iniziati nei confronti dei rivoltosi. Addirittura - afferma Delmastro Delle Vedove nella sua interrogazione- notizie stampa riportano, incredibilmente, procedimenti ai danni degli agenti della polizia penitenziaria per avere sedato le sommosse e le rivolte con un gradiente di violenza ritenuto eccessivo; gli agenti della Polizia Penitenziaria, dunque, oltre a dover fronteggiare le sommosse e le rivolte, ora dovranno affrontare procedimenti penali a loro carico. L’istituzione di questa squadra ben addestrata ed equipaggiata - conclude De Pasquale - potrebbe evitare improvvisazioni nella gestione di eventi come quelli a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, perché la sicurezza nel carcere è presupposto fondamentale per l’attuazione del trattamento penitenziario del condannato e non il contrario.

Roma, 14 giugno 2020

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Santa Maria CV, 11 giugno - Nella mattinata di oggi i poliziotti penitenziari in divisa di Santa Maria Capua Vetere, all’ingresso del carcere e mentre si accingevano ad entrare in istituto per iniziare il servizio, sarebbero stati fermati dai carabinieri per controlli e, addirittura, avrebbero sequestrato dei telefoni cellulari. Tutti i poliziotti sono usciti nel piazzale del carcere perché si sarebbero sentiti abbandonati dal comandante che sembra non esserci. “I poliziotti penitenziari si sentirebbero offesi per le modalità in cui sarebbero stati trattati, considerato che questa azione sarebbe avvenuta in presenza dei familiari dei detenuti”. A dichiararlo è Michele Vergale Dirigente Nazionale del SIPPE che aggiunge: “durante il blocco non erano presenti sul posto nessun funzionario della polizia penitenziaria e neanche il direttore, giunti solo dopo il controllo quando i carabinieri sarebbero andati via; questo avrebbe fatto scatenare la rabbia di tanti colleghi che si sarebbero trovati davanti a questa imbarazzante situazione e si sarebbero sentiti abbandonati”. A quanto pare, sarebbe un’operazione che avrebbe portato alla notifica di circa 44 provvedimenti. Pestaggi e addirittura torture - questa l’accusa dei magistrati - nel carcere di Santa Maria Capua Vetere dopo la rivolta dei detenuti di aprile, in piena emergenza coronavirus. Per questi presunti atti di violenza, che secondo gli inquirenti sarebbero avvenuti il 6 aprile, sono stati indagati 44 agenti della polizia penitenziaria. E oggi, durante la notifica degli avvisi di garanzia, si sono registrati momenti di tensione tra carabinieri e uomini della Penitenziaria. Alcuni agenti, per contestare le modalità di notifica e anche alcune perquisizioni che sono state effettuate in carcere, sono saliti sul tetto del carcere. Il SIPPE ha scritto al Ministro della Giustizia chiedendo le dimissioni del comandante e del direttore del carcere di Santa Maria perché non avrebbero impedito che i loro uomini fossero trattati in questo modo in presenza di parenti dei detenuti che, a quanto pare, se la ridevano. Nel video un agente grida: “comandante ci hai abbandonato”. Sul caso è intervenuto con una nota anche il Sinappe.

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Leggi la notizia su Il Fattoquotidiano del 13.06.2020 Rivolta detenuti SMCV

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