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Il Consiglio dei ministri di ieri 19 Settembre 2019 ha approvato un decreto legge che prevede tra l’altro “la rimodulazione degli stanziamenti per la revisione dei ruoli e delle carriere e per i compensi per lavoro straordinario delle Forze di Polizia e delle Forze Armate”. Lo stesso Consiglio dei Ministri ha inoltre condiviso l’impegno ad adottare a breve ogni utile iniziativa che consenta di individuare risorse idonee per finanziare le prestazioni di lavoro straordinario delle forze di polizia. Nella successiva riunione del 20 settembre scorso a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte e il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, dell’Interno Luciana Lamorgese, della Giustizia Alfonso Bonafede, e dell’Economia Roberto Gualtieri “si è preso atto della necessità di concludere il percorso normativo relativo al RIORDINO dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia, tenuto conto che la delega scade il giorno 30 settembre 2019. Ciò premesso il Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi della Presidenza del Consiglio ha predisposto una riunione preparatoria che si terra’ il giorno martedì 24 settembre 2019, alle ore 16.00, a palazzo chigi, sala verde, per l’esame congiunto.

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"Mi complimento con le forze dell'Ordine e con il comando della polizia penitenziaria di Latina per l'operazione di questa notte, che ha portato all'arresto anche di due poliziotti penitenziari, a quanto pare corrotti". A dichiararlo è Alessandro De Pasquale, Presidente Nazionale del Si.P.Pe. (Sindacato Polizia Penitenziaria) che aggiunge: “È inutile nascondere l'amarezza che questo arresto ha determinato tra i poliziotti penitenziari di Latina, tuttavia è opportuno affermare che il Corpo di Polizia Penitenziaria e il carcere pontino sono comunque un'Istituzione sana, tanto che l’arresto dei due poliziotti penitenziari è un risultato di un'attività investigativa a cui hanno partecipato gli stessi poliziotti penitenziari della Città pontina". Nel carcere di Latina - conclude De Pasquale - ci sono circa 200 professionisti, tra personale civile e di polizia, che operano con sacrificio, spirito di servizio e senso del dovere ed i poliziotti penitenziari sono sempre in prima linea per eliminare eventuali mele marce".

Martedì, 03 Settembre 2019 00:00

Concorso sovrintendenti:: graduatoria finale

Le procedure per la revisione dei punteggi, attinenti alla graduatoria relativa al concorso sovrintendenti, bandito nel dicembre 2017, si sono finalmente concluse.

La graduatoria è stata trasmessa al Ministero della Giustizia per la debita ratifica.

Si resta in attesa della comunicazione della data di pubblicazione che potrebbe avvenire entro la prima metà del mese di settembre 2019.

Si è appreso che, relativamente all’aliquota del 60% dei partecipanti, il corso di formazione potrebbe iniziare entro la fine del mese di settembre o inizio del mese di ottobre 2019, con una durata di sei settimane.

Per ciò che concerne invece la restante aliquota del 40%, la Direzione Generale della formazione non si è ancora espressa.

“Non ci ha convinti il discorso di oggi del Presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte che non ha espresso nessuna parola sulla sicurezza”. Lo dichiara Alessandro De Pasquale, Presidente del Si.P.Pe. (Sindacato Polizia Penitenziaria) che condivide anche le preoccupazioni già manifestate in queste ultime ore dai movimenti politici Fratelli d’Italia e Lega. Gli fa eco Carmine Olanda, Segretario Generale del Si.P.Pe. il quale dichiara che la nascita di un Governo sostenuto dal M5S e PD, potrebbe riportarci alle scelte dei precedenti governi di sinistra che avevano fatto scelte non condivisibili dal nostro sindacato in tema di sicurezza e carceri. Il nostro Paese oggi – conclude invece De Pasquale - ha bisogno di scelte coraggiose e responsabili, investendo sulla sicurezza come si propongono di fare la Meloni e Salvini che, almeno fino ad oggi, hanno messo al centro dei loro programmi le esigenze di sicurezza e delle forze di polizia, trattate sempre con superficialità da certi schieramenti politici che oggi potrebbero tornare al Governo del paese.

Roma, 29 agosto 2019

La popolazione carceraria ha un tasso di sovraffollamento del 128,94 % , con una presenza di 60.320 detenuti su 46.782 posti disponibili. Questi dati, messi a confronto con quelli del personale di polizia penitenziaria, appaiono sempre più preoccupanti considerato che è umanamente impossibile, con poche risorse umane, gestire oltre sessanta mila detenuti». Lo dichiara Alessandro De Pasquale, Presidente del SIPPE, Sindacato Polizia Penitenziaria che interviene su quanto dichiarato dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede in commissione Giustizia del Senato nell’enucleare la sua relazione sulla situazione carceraria. Secondo il sindacalista, per affrontare la situazione del sovraffollamento in modo credibile, non è solo sufficiente mettere mano all’edilizia penitenziaria, incrementando i posti detentivi, ma occorre procedere ad un piano di assunzioni straordinarie di poliziotti penitenziari, attingendo in via prioritaria alle graduatorie dei vincitori dei concorsi conclusi ed in atto, fino al loro esaurimento; ciò – conclude De Pasquale – farebbe risparmiare molti soldi pubblici e il rapporto con il numero dei detenuti non sarebbe sblilanciato, tale da pregiudicare l’ordine e la sicurezza degli istituti penitenziari.

Continuano i lavori per la riscrittura delle dotazioni organiche del Corpo, in un discorso che si sviluppa su numeri che continuano a non quadrare. Al di là dei metodi di calcolo che l’Amministrazione continua a prospettare e che possono essere più o meno condivisibili, quello da comprendere è l’elementare concetto del TOTALE. Il nostro sindacato è fermo nel non condividere operazioni di mero “maquillage”, auspicando un approccio vero e condiviso. Se la volontà politica è quella di riconoscere l’operatività della Polizia Penitenziaria, allora ha senso ragionare di riscrittura delle dotazioni organiche, così come ha senso ultimare la partita degli “extra moenia”; nel caso contrario, si tratterebbe unicamente di profondere sforzi per redistribuire il disagio con un meccanismo che mette al centro gli addendi e i minuendi ma non il destino della polizia penitenziaria. Ci si faccia comprendere, dunque, qual è il modello di funzionamento che l’Amministrazione vuole porre in campo e qual è il confine di operatività che lo Stato vuole tracciare intorno alla Polizia Penitenziaria.

Con la sentenza n. 7098/2018 del dicembre 2018, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dall’Amministrazione Penitenziaria avverso la decisione del TAR Toscana n. 000775/2012 relativo al trattamento economico da corrispondere al dipendente che voglia beneficiare del congedo parentale, in caso di parto gemellare. Nello specifico, il Consiglio di Stato ha ritenuta infondata la restrittiva interpretazione data dall’Amministrazione Penitenziaria in forza della quale il trattamento economico intero (disciplina derogatoria rispetto a quella generale) spetti nella misura complessiva di 45 giorni e non già nella medesima misura per ogni nato dal parto gemellare o plurimo. Aderendo all’interpretazione restrittiva di cui sopra, il personale di polizia penitenziaria, che ha fruito di congedo parentale, in caso di parto gemellare si è visto ridurre il trattamento economico pur sussistendo tutti i requisiti per il mantenimento della retribuzione intera. Già il giudice di prime cure (TAR Toscana) nel 2012 aveva chiarito l’erroneità dell’interpretazione data dall’Amministrazione Penitenziaria e conseguentemente della circolare 0337271 del 13 agosto 2010; nello stesso solco si è inserita la decisione del TAR Lazio per analoga fattispecie con sentenza 10575/2012. Nonostante siano trascorsi circa 7 mesi dalla pronuncia del Consiglio di Stato, non risulta essere stata emanata alcuna circolare; oggi vigono quindi disposizioni dichiarate non conformi al dettato normativo.

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