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Carceri fuori controllo e poliziotti penitenziari abbandonati

La situazione degli istituti penitenziari è al collasso e la polizia penitenziaria, abbandonata dal Ministero della Giustizia, merita più rispetto. Gestione delle risorse umane allo stremo, turni massacranti che ignorano l’accordo quadro e personale a rischio dal punto di vista psicofisico. Ormai siamo ai titoli di coda per la polizia penitenziaria nel Ministero della Giustizia e solo il passaggio agli Interni può salvarla da una gestione inefficiente ed inefficace.

La Casa circondariale di Terni, come tanti altri istituti in Italia, vive lo strascico di decisioni scellerate ed inopportune a livello centrale. L'accorpamento dei Provveditorati regionali ha contribuito ad isolare alcuni territori sia nelle scelte che nelle decisioni sindacali. Troppi circuiti a fronte di personale limitato, con distacchi permanenti e preparazione iniqua per le categorie dei ristretti presenti. A Terni sono state costruite dodici sale per le video conferenza con mancanza di sottoufficiali, carenza nuovamente acclarata con il ritorno in sede dei sovrintendenti riconosciuti dal concorso per titoli. Sedi in sovrannumero e istituti in sofferenza quotidiana se non supportati da missioni di personale giornaliero ma si continua a riempire gli istituti di detenuti e non si sopperisce minimamente alle necessità di chi vi lavora. Il personale a vario titolo, anche quello del Comparto Ministeri, vive quotidianamente una situazione di disagio, carichi di lavoro eccessivi senza le dovute pause e più posti di servizio e incarichi connessi dovute alle carenze organiche ministeriali.

Assurdo e incomprensibile il silenzio di un ministro che starebbe superando, senza colpo ferire, i suoi predecessori per immobilismo e mancanza di prospettive a lunga scadenza. L'istituzione carcere è ormai al collasso in tutto il suo apparato dove alcuni sindacati portano all'onore della cronaca solo le aggressioni al personale di polizia penitenziaria, il più delle volte esagerate nella descrizione forse per esigenze di tesseramento. Gridare al "lupo a lupo" potrebbe diventare pericoloso. La polizia penitenziaria viene umiliata da tutti, dalle aggressioni di detenuti, dal continuo ritrovamento di oggetti non consentiti come i telefonini.

Una situazione in working progress pronta a lasciare dei segni tangibili nelle vite degli uomini e delle donne della polizia penitenziaria, abbandonati alla loro sorte, un accanimento terapeutico che rischia di minare la salute e i propri affetti. Non abbassiamo la guardia e non lasciamo nulla al caso, non lasciarsi intimorire è il primo invito a tutti i dipendenti e poi bisogna ricordarsi che il contratto sottoscritto disciplina sei ore di lavoro. E' deplorevole accettare turni full time a meno che non derivino da calamità naturali, evasioni o ribellioni. L'amministrazione non elargirà sicuramente premi e chi vi acconsentirà passerà solamente per assecondare un sistema malato dalla base. Il circolo vizioso va stanato, i ruoli dirigenziali e direttivi giocano sulla pelle di tutte le qualifiche minori senza se e senza ma, il rispetto è verso le persone e anche verso la società che sicuramente servirà in futuro un conto salato a tutti indistintamente.

Terni, 22 settembre 2020

Francesco Petrelli
Dirigente Nazionale SIPPE 
Last modified on Martedì, 22 Settembre 2020 13:06
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