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“Sarà reato l’introduzione di telefoni in carcere: una battaglia del SIPPE per bloccare un fenomeno che pregiudica la sicurezza pubblica”

Il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, nel nuovo testo DL Sicurezza, ha richiesto (ed ottenuto) l’introduzione del reato per chi porta in carcere un cellulare ad un detenuto: da 1 a 4 anni sia per chi lo porta che per chi lo riceve. “Un segnale importante su una delle più importanti battaglie del SIPPE, il sindacato della polizia penitenziaria che ha più volte chiesto l’introduzione nel sistema giuridico di sanzioni penali per bloccare il fenomeno dell’introduzione in carcere di apparati di comunicazione che in qualche modo consentono ai detenuti di gestire dall’interno i loro affari, pregiudicando la sicurezza pubblica”. Lo dichiara Alessandro De Pasquale presidente del SIPPE , Sindacato Polizia Penitenziaria che aggiunge: “l’introduzione di telefoni cellulari non sarà più considerato un fatto con conseguenze solo disciplinari ma avrà, in prima battuta, conseguenze sotto il profilo penale e ciò, per il SIPPE, è un forte segnale”. Bene, anche - continua De Pasquale - l’inasprimento di pene per chi agevola il detenuto sottopostio a regime di 41bis nelle comunicazioni (sotto qualsiasi forma) con l’esterno; la pena precedentemente prevista da 1 a 4 anni, passa da 2 a 6 anni. Se poi il reato è commesso da un pubblico ufficiale, un incaricato di pubblico servizio o da chi esercita la professione forense, la condanna aumenta e diventa da 3 a 7 anni. “Le modifiche apportate - conclude il sindacalista - sono alcune delle tante battaglie del SIPPE, fortemente sostenute anche dal Capo del DAP, dott. Bernardo PETRALIA che ha da subito posto in essere interventi importanti per il Corpo di Polizia Penitenziaria e per la sicurezza del sistema penitenziario.

Roma, 06 ottobre 2020

Last modified on Martedì, 06 Ottobre 2020 12:05
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