Negli ultimi anni il sindacalismo nella Polizia Penitenziaria
La nostra Organizzazione Sindacale contesta con forza i recenti
Il Presidente del Si.P.Pe., Alessandro De Pasquale, racconta ...
ECCO ALCUNE NOVITA’ PER LA POLIZIA PENITENZIARIA 
Il personale appartenente al Corpo di polizia penitenziaria ...
Redazione

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Negli ultimi anni il sindacalismo nella Polizia Penitenziaria sembra attraversare una fase di trasformazione complessa. Molti operatori percepiscono una distanza tra la loro esperienza quotidiana e l’operato delle organizzazioni sindacali, e talvolta la partecipazione attiva può influenzare le dinamiche interne di assegnazione degli incarichi. In alcuni contesti, la presenza di cariche sindacali può creare la sensazione di ostacoli nell’accesso a determinati incarichi, e non è raro che il personale percepisca la necessità di prendere le distanze dalle attività sindacali più visibili.

Storicamente, i sindacati della Polizia Penitenziaria hanno adottato uno stile comunicativo fortemente orientato alla segnalazione delle criticità operative. Le comunicazioni ufficiali, nate per evidenziare problemi rilevanti, talvolta vengono percepite come troppo frequenti o eccessivamente dettagliate anche su questioni minori, con il rischio di ridurne l’efficacia e il valore simbolico. Questo modello comunicativo ha contribuito a far percepire il sindacato più come un elemento di presenza costante che come un soggetto capace di incidere concretamente sulle condizioni di lavoro.

Un’altra dinamica importante riguarda la competizione tra sigle sindacali. Spesso i comunicati enfatizzano la rappresentatività o il primato di una organizzazione rispetto alle altre, facendo quasi passare in secondo piano la costruzione di strategie condivise e l’unità d’azione su temi centrali come organico, sicurezza, formazione e benessere professionale. Questo approccio frammentato può rendere più difficile realizzare interventi incisivi e condivisi a favore del personale, limitando la capacità complessiva del sindacato di incidere concretamente sulle condizioni di lavoro.

Di conseguenza, il personale tende talvolta a percepire il sindacato come un soggetto distante, da osservare piuttosto che con cui interagire. Questa percezione genera diffidenza e riduce il coinvolgimento attivo, indebolendo la capacità delle organizzazioni di rappresentare efficacemente gli interessi della categoria. Esperienze di altri comparti della sicurezza, come la Polizia di Stato, mostrano come un approccio più strategico, coeso e orientato al dialogo possa produrre risultati concreti, offrendo spunti utili per la Polizia Penitenziaria.

Riflettere sul ruolo e sulle priorità del sindacalismo non significa criticare singoli individui, ma contribuire al miglioramento di un’istituzione fondamentale per la tutela dei lavoratori. La crisi percepita può essere vista come un’opportunità: ripensare comunicazione, strategie e modalità di rappresentanza può rafforzare il sindacato come interlocutore autorevole, capace di valorizzare il personale e contribuire concretamente al miglioramento delle condizioni di lavoro.

In definitiva, cambiare il sindacato può diventare la leva per cambiare la Polizia Penitenziaria stessa. Il futuro del sindacalismo passa da un equilibrio tra comunicazione efficace, coesione tra le organizzazioni e capacità di proporre soluzioni concrete. Solo così il sindacato potrà riconquistare maggior fiducia del personale, diventando uno strumento di partecipazione attiva e di sviluppo professionale, invece di essere percepito come un elemento da cui prendere le distanze.

Dott. Alessandro De Pasquale
Presidente SIPPE

La nostra Organizzazione Sindacale contesta con forza i recenti provvedimenti con cui 8 agenti del 185° Corso, in servizio presso gli UIEPE, sono stati assegnati d’ufficio e in via provvisoria agli istituti penali per minorenni, senza interpello, senza confronto, e senza motivazioni reali.

È inaccettabile che trasferimenti così impattanti, anche quelli provvisori, vengano disposti:
- senza emergenze operative dimostrate
- senza coinvolgere i lavoratori interessati
- con motivazioni vaghe e generiche
- scaricando perfino i costi del trasferimento sui colleghi, come nel caso dei due agenti mandati da Venezia a Treviso, senza riconoscimento dell’indennità di missione.

L’assegnazione d’ufficio è legittima solo se fondata su esigenze straordinarie e documentate, nel rispetto della trasparenza e del confronto. Qui siamo davanti a scelte arbitrarie che ignorano i diritti delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria e le norme contrattuali.

I colleghi hanno costruito le proprie aspettative di vita e di lavoro sulla sede loro assegnata dopo il corso. Stravolgere tutto senza preavviso né spiegazioni vuol dire rompere la fiducia tra Amministrazione e personale.

Chiediamo:
✅ il confronto immediato con i colleghi coinvolti
✅ la revoca dei provvedimenti in assenza di disponibilità espressa
✅ il pieno riconoscimento dei diritti economici
✅ l’apertura di un tavolo sindacale serio per ripristinare correttezza e rispetto.

I diritti non si calpestano. I poliziotti penitenziari non sono pedine.

Leggi la lettera del Presidente del Sippe

Il Presidente del Si.P.Pe., Alessandro De Pasquale, racconta senza filtri le criticità del sistema penitenziario italiano: sovraffollamento, carenza di personale, suicidi e la necessità urgente di riforme strutturali.

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ECCO ALCUNE NOVITA’ PER LA POLIZIA PENITENZIARIA 

Riportiamo alcune novità della bozza del decreto Forze di Polizia illustrata dal Ministero dell’Interno il 26.06.2025 ai Sindacati della Polizia di Stato. Tale bozza di decreto, a quanto pare, non sembra sia stata illustrata alle organizzazioni sindacali della Polizia Penitenziaria. 

  1. Modifica della qualifica di "ingresso" per i vincitori del concorso pubblico per l'accesso alla carriera dei funzionari, prevedendo che gli stessi vengano nominati direttamente "commissari" e viene ridotto - da tre a due anni - il periodo
    di permanenza minimo nella qualifica di dirigente superiore per la nomina a dirigente
    generale.
  2. Introduzione, come modalità per l'accesso alla qualifica di primo dirigente del Corpo di polizia penitenziaria, anche quella del concorso interno per titoli ed esami.
  3. Riservare l'accesso al ruolo degli ispettori del Corpo di polizia penitenziaria ai candidati in possesso di laurea,elevando così il titolo di studio richiesto per la partecipazione alle relative procedure concorsuali pubbliche, che, invece, la normativa vigente in materia individua nel "diploma di istruzione secondaria superiore” e riduzione della durata del corso di formazione a un anno, in luogo dei due previsti dal 2026. 
  4. Riduzione da 12 a 8 mesi del corso di formazione iniziale per l’accesso alla qualifica di vice commissario del corpo di polizia penitenziaria, per i corsi già avviati e per quelli da avviare entro la data del 31 dicembre 2026

La bozza in esame consente SOLO per la Polizia di Stato, di anticipare l'indizione dei due concorsi interni straordinari per l'accesso alla qualifica di ispettore superiore attualmente
previste per gli anni 2026 e 2028, che verrebbero anticipate, rispettivamente, al 2025
e al 2027, consentendo di incrementare più velocemente la forza effettiva della qualifica di ispettore superiore.L'iniziativa normativa, inoltre, prevede che le richiamate procedure abbiano luogo esclusivamente per TITOLI e non più mediante lo svolgimento di esami consistenti in una prova scritta e in una prova orale. Tale possibilità, nella bozza, non sembra prevista per il medesimo concorso interno straordinario previsto nel 2026 e 2027 per gli ispettori della Polizia Penitenziaria, determinando così una ingiustificata sperequazione.

La bozza prevede inoltre l’aumento della dotazione organica della carriera dei funzionari, l’istituzione della carriera dei medici veterinari e funzionari tecnici psicologi della polizia penitenziaria, nonché la modifica del CPP, prevedendo l’impiego dell’agente di P.G. della Polizia Penitenziaria nelle udienze a distanza (Es. Teams). 

Auspichiamo che il Ministero della Giustizia convochi con urgenza i sindacati della Polizia Penitenziaria, come già accaduto al Ministero dell’Interno, così da eliminare eventuali ingiustificate sperequazioni e consentire ai sindacati di poter dare un doveroso contributo sui contenuti della bozza.

Vi terremo aggiornati. 

LA SEGRETERIA GENERALE

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