La popolazione carceraria ha un tasso di sovraffollamento del ...
Continuano i lavori per la riscrittura delle dotazioni organiche
Con la sentenza n. 7098/2018 del dicembre 2018, il Consiglio di

La popolazione carceraria ha un tasso di sovraffollamento del 128,94 % , con una presenza di 60.320 detenuti su 46.782 posti disponibili. Questi dati, messi a confronto con quelli del personale di polizia penitenziaria, appaiono sempre più preoccupanti considerato che è umanamente impossibile, con poche risorse umane, gestire oltre sessanta mila detenuti». Lo dichiara Alessandro De Pasquale, Presidente del SIPPE, Sindacato Polizia Penitenziaria che interviene su quanto dichiarato dal ministro della giustizia Alfonso Bonafede in commissione Giustizia del Senato nell’enucleare la sua relazione sulla situazione carceraria. Secondo il sindacalista, per affrontare la situazione del sovraffollamento in modo credibile, non è solo sufficiente mettere mano all’edilizia penitenziaria, incrementando i posti detentivi, ma occorre procedere ad un piano di assunzioni straordinarie di poliziotti penitenziari, attingendo in via prioritaria alle graduatorie dei vincitori dei concorsi conclusi ed in atto, fino al loro esaurimento; ciò – conclude De Pasquale – farebbe risparmiare molti soldi pubblici e il rapporto con il numero dei detenuti non sarebbe sblilanciato, tale da pregiudicare l’ordine e la sicurezza degli istituti penitenziari.

Continuano i lavori per la riscrittura delle dotazioni organiche del Corpo, in un discorso che si sviluppa su numeri che continuano a non quadrare. Al di là dei metodi di calcolo che l’Amministrazione continua a prospettare e che possono essere più o meno condivisibili, quello da comprendere è l’elementare concetto del TOTALE. Il nostro sindacato è fermo nel non condividere operazioni di mero “maquillage”, auspicando un approccio vero e condiviso. Se la volontà politica è quella di riconoscere l’operatività della Polizia Penitenziaria, allora ha senso ragionare di riscrittura delle dotazioni organiche, così come ha senso ultimare la partita degli “extra moenia”; nel caso contrario, si tratterebbe unicamente di profondere sforzi per redistribuire il disagio con un meccanismo che mette al centro gli addendi e i minuendi ma non il destino della polizia penitenziaria. Ci si faccia comprendere, dunque, qual è il modello di funzionamento che l’Amministrazione vuole porre in campo e qual è il confine di operatività che lo Stato vuole tracciare intorno alla Polizia Penitenziaria.

Con la sentenza n. 7098/2018 del dicembre 2018, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dall’Amministrazione Penitenziaria avverso la decisione del TAR Toscana n. 000775/2012 relativo al trattamento economico da corrispondere al dipendente che voglia beneficiare del congedo parentale, in caso di parto gemellare. Nello specifico, il Consiglio di Stato ha ritenuta infondata la restrittiva interpretazione data dall’Amministrazione Penitenziaria in forza della quale il trattamento economico intero (disciplina derogatoria rispetto a quella generale) spetti nella misura complessiva di 45 giorni e non già nella medesima misura per ogni nato dal parto gemellare o plurimo. Aderendo all’interpretazione restrittiva di cui sopra, il personale di polizia penitenziaria, che ha fruito di congedo parentale, in caso di parto gemellare si è visto ridurre il trattamento economico pur sussistendo tutti i requisiti per il mantenimento della retribuzione intera. Già il giudice di prime cure (TAR Toscana) nel 2012 aveva chiarito l’erroneità dell’interpretazione data dall’Amministrazione Penitenziaria e conseguentemente della circolare 0337271 del 13 agosto 2010; nello stesso solco si è inserita la decisione del TAR Lazio per analoga fattispecie con sentenza 10575/2012. Nonostante siano trascorsi circa 7 mesi dalla pronuncia del Consiglio di Stato, non risulta essere stata emanata alcuna circolare; oggi vigono quindi disposizioni dichiarate non conformi al dettato normativo.

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